Nell’articolo ChatGpt va a lezione da Gordon Gekko pubblicato da Moneta Economia con Titta Ferraro, PIETRO DI LORENZO ha voluto fare un esperimento semplice: chiedere alle principali Intelligenze Artificiali quali titoli scegliere per battere il mercato nei prossimi 3-5 anni.
Il risultato?
ChatGPT, Gemini, Claude e Copilot hanno indicato quasi sempre gli stessi nomi: Nvidia, Microsoft, Amazon, Alphabet, ASML e TSMC.
Da un lato è comprensibile: sono aziende straordinarie, protagoniste della rivoluzione tecnologica in corso.
Dall’altro emerge una riflessione interessante.
Quando un’Intelligenza Artificiale suggerisce di investire soprattutto nell’ecosistema che alimenta la sua stessa esistenza, è giusto chiedersi se stia individuando le migliori opportunità oppure se sia presente un bias strutturale del modello.
L’IA è uno strumento potentissimo per generare idee, analizzare dati e individuare trend, ma non può sostituire il ragionamento critico, la gestione del rischio e la costruzione di un portafoglio coerente con gli obiettivi dell’investitore.
Il vero rischio non è che l’Intelligenza Artificiale sbagli.
Il vero rischio è smettere di ragionare e delegare completamente le proprie decisioni finanziarie a un algoritmo.
