Investire per i figli: da dove iniziare (guida completa)

investire per i figli

Investire per i figli: da dove iniziare. Quando è nata mia figlia mi sono fatto la stessa domanda che si fanno tutti i genitori: come posso darle un futuro più solido? La mia risposta è diventata prima un piano concreto e poi un libro, “Un milione per mia figlia”. In questo articolo trovi la sintesi di quel percorso: da dove iniziare per investire per i figli, quanto mettere da parte, con quali strumenti e quali errori evitare.

Partiamo dalla risposta breve. Per investire per i figli servono tre decisioni: quanto accantonare ogni mese (anche 50€ bastano per iniziare), quale strumento usare in base all’orizzonte temporale (dai buoni postali al PAC in ETF) e a chi intestare l’investimento. Ma prima di tutto serve capire una cosa: perché il momento di iniziare è adesso.

Perché iniziare presto a investire per i figli: il tempo è il regalo più grande

Un figlio appena nato ha davanti 18 anni prima della maggiore età. Sui mercati finanziari, 18 anni non sono un orizzonte: sono un superpotere.

Facciamo i conti con un esempio semplice: 100€ al mese dalla nascita ai 18 anni, con un rendimento medio del 7% annuo (in linea con i rendimenti storici di lungo periodo dei mercati azionari globali, ovviamente non garantito per il futuro).

Versamento mensile Totale versato in 18 anni Capitale a 18 anni
50€ 10.800€ circa 21.500€
100€ 21.600€ circa 43.000€
200€ 43.200€ circa 86.000€

Con 100€ al mese, a 18 anni tuo figlio si ritrova circa 43.000€ a fronte di 21.600€ versati: il resto l’ha fatto il tempo, non il sacrificio.

E chi inizia tardi? Gli stessi 100€ al mese partendo dai 10 anni di età arrivano a circa 13.000€. Otto anni di ritardo dimezzano ben più del capitale: dimezzano l’effetto dell’interesse composto, che lavora in modo esplosivo proprio negli ultimi anni.

Ma il numero che toglie il fiato è un altro. Se quei 43.000€ accumulati a 18 anni restassero semplicemente investiti, senza aggiungere più un solo euro, alle stesse condizioni fino all’età della pensione, supererebbero il milione di euro. Sì: 100€ al mese per 18 anni possono essere il seme di un milione. È il calcolo da cui è nato il titolo del mio libro, ed è il motivo per cui il vero regalo che puoi fare a un figlio non è il capitale: è il tempo.

Gli strumenti per investire per i figli

Non esiste “il migliore strumento” in assoluto: esiste quello giusto per l’orizzonte e per l’obiettivo. Vediamo i principali, pregi e difetti alla mano.

Libretti di risparmio e buoni fruttiferi postali

Sono la scelta tradizionale di genitori e nonni italiani: semplici, garantiti dallo Stato, senza costi di gestione. Il loro limite è altrettanto chiaro: i rendimenti sono storicamente modesti e, su orizzonti lunghi, faticano a battere l’inflazione. Sono strumenti di protezione del capitale, non di crescita: hanno senso per somme che devono restare sicure e disponibili, meno per costruire un patrimonio in 18 anni.

Conto deposito

Utile come parcheggio remunerato per obiettivi di breve termine (2-3 anni) o per la parte di sicurezza del piano. Come i buoni, però, non è pensato per far crescere il capitale su orizzonti lunghi.

PAC in ETF: il motore di crescita

Per un orizzonte di 15-18 anni, un Piano di Accumulo su ETF diversificati è lo strumento che sfrutta al meglio il tempo a disposizione: versamenti automatici mensili, diversificazione su centinaia o migliaia di aziende mondiali, costi ridottissimi. E il PAC ha un vantaggio in più proprio per i genitori: gli ingressi graduali riducono il peso del “momento sbagliato” e rendono le oscillazioni di mercato un alleato, perché nei ribassi si compra a prezzi più bassi. Ho raccontato numeri alla mano la mia esperienza con il PAC in ETF.

I prodotti “per bambini” di banche e assicurazioni

Polizze di risparmio, piani assicurativi “junior”, fondi dedicati all’infanzia: spesso confezionati con nomi teneri e commissioni molto meno tenere. Prima di firmare qualsiasi cosa, fai la domanda che conta: quanto costa all’anno, tutto compreso? Su 18 anni, un 2% di costi annui può divorare decine di migliaia di euro di montante finale. I costi sono l’unica variabile che controlli al 100%: non regalarli.

La regola pratica per scegliere è una: più l’orizzonte è lungo, più ha senso accettare le oscillazioni dei mercati in cambio della crescita. Sotto i 5 anni prevale la sicurezza; sopra i 10, il tempo gioca per te.

A chi intestare l’investimento?

È la domanda pratica che blocca molti genitori. Le strade principali sono due, con logiche diverse.

Intestare al minore significa che le somme sono giuridicamente del figlio: maggiore tutela del “vincolo di destinazione”, ma anche operatività più rigida (per alcune operazioni può servire l’autorizzazione del giudice tutelare) e pieno controllo che passa al figlio al compimento dei 18 anni, pronto o meno che sia.

Intestare a sé stessi, destinando mentalmente (o su un conto separato) le somme al figlio, mantiene invece piena flessibilità e controllo sui tempi: sarai tu a decidere quando e come trasferire, magari in più tranche e con la maturità giusta.

Non esiste una risposta unica: dipende dagli importi, dalla situazione familiare e anche da aspetti fiscali e successori. Per somme rilevanti, il passaggio da un professionista è un costo che vale la pena sostenere.

Quanto mettere da parte ogni mese

La cifra giusta non è quella che impressiona: è quella che riesci a mantenere per 18 anni senza saltare un versamento. Meglio 50€ al mese per sempre che 300€ per sei mesi.

Il punto di partenza è il tuo bilancio familiare: se applichi la regola 50/30/20, la quota per i figli esce naturalmente dal 20% dedicato a risparmio e investimenti. E vale la regola d’oro di sempre: prima la sicurezza della famiglia (un fondo di emergenza di 3-6 mesi di spese), poi gli investimenti di lungo periodo. Un piano per i figli che salta ad ogni imprevisto non è un piano.

Gli errori da evitare quando vuoi investire per i figli

Sono gli stessi che tengono povero il 90% dei risparmiatori, applicati al caso più delicato di tutti:

  • aspettare “quando avremo di più”: come abbiamo visto, ogni anno di ritardo costa più di qualsiasi versamento extra;
  • scegliere prodotti costosi perché “dedicati ai bambini”: il fiocco rosa sul contratto non giustifica il 2% di commissioni;
  • interrompere i versamenti quando i mercati scendono: è esattamente il momento in cui il PAC lavora meglio;
  • usare il fondo dei figli per le emergenze familiari: serve prima un fondo di emergenza separato, altrimenti il piano nasce fragile.

Da dove iniziare, in pratica

  1. Metti in sicurezza la famiglia: fondo di emergenza di 3-6 mesi di spese, prima di ogni altra cosa.
  2. Scegli una cifra sostenibile per 18 anni: parti anche da 50€ al mese; potrai sempre aumentare.
  3. Scegli lo strumento in base all’orizzonte: per la crescita di lungo periodo, un PAC su ETF diversificati a basso costo; per la sicurezza di breve, buoni o conto deposito.
  4. Automatizza e dimentica: versamento programmato il giorno dello stipendio. La costanza batte il talento, e l’automazione batte la forza di volontà.

Diciotto anni passano in fretta. Il piano perfetto iniziato tra un anno perderà sempre contro il piano semplice iniziato questo mese.

Domande frequenti

Qual è il miglior investimento per un figlio appena nato?

Con 18 anni di orizzonte davanti, gli strumenti che storicamente hanno reso di più sono quelli legati ai mercati azionari globali, ad esempio tramite un PAC in ETF diversificati a basso costo. Buoni postali e conti deposito restano utili per la quota di sicurezza, ma da soli difficilmente battono l’inflazione su periodi lunghi.

Meglio il libretto postale o un PAC per i figli?

Rispondono a bisogni diversi: il libretto e i buoni proteggono il capitale, il PAC lo fa crescere accettando oscillazioni lungo il percorso. Su orizzonti superiori ai 10 anni, la storia dei mercati premia la crescita; molte famiglie scelgono di combinare le due cose.

Quanto investire al mese per un figlio?

Qualsiasi cifra sostenibile con costanza: con un rendimento medio ipotetico del 7% annuo, 50€ al mese dalla nascita diventano circa 21.500€ a 18 anni, 100€ circa 43.000€, 200€ circa 86.000€. Conta più la regolarità dell’importo.

Si può intestare un investimento a un minore?

Sì, molti strumenti possono essere intestati a minori con la firma dei genitori, ma l’operatività è più rigida e il controllo passa al figlio ai 18 anni. L’alternativa è investire a proprio nome destinando le somme al figlio, mantenendo flessibilità sui tempi del trasferimento. Per importi rilevanti è consigliabile una valutazione professionale anche fiscale e successoria.


Ho raccontato l’intero metodo, passo dopo passo e con tutti i calcoli, nel mio libro Un milione per mia figlia: se questo articolo ti è stato utile, lì trovi il piano completo.

Se vuoi leggere GRATUITAMENTE articoli come questo, iscriviti al canale TELEGRAM di SOSTRADER => https://telegram.me/sostrader

Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono una raccomandazione personalizzata d’investimento. Gli esempi numerici si basano su ipotesi di rendimento medio, sono espressi in valori nominali e non rappresentano una garanzia di risultati futuri.

Ultime News

Resta
sempre aggiornato

Iscriviti alla newsletter

Torna in alto